ALICE NELLA CITTA' 24 - "Mara": Una favola
dentro un abitacolo di un’automobile
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Mara", il terzo cortometraggio di
Irene Z’graggen si regge su uno spazio molto preciso: l’abitacolo di un’automobile parcheggiata ai margini della città, che per Mara, nove anni, è diventato a tutti gli effetti una casa. Il padre esce la mattina per turni di lavoro lunghi, con l’obiettivo di rimettere in piedi la loro vita. La bambina resta lì per tutta la giornata, abituata a giocare in silenzio e a farsi notare il meno possibile da chi passa accanto alla macchina. Quello che sappiamo della loro condizione passa quasi interamente da questo spazio ristretto e dal modo in cui Mara ha imparato ad abitarlo.
La routine si interrompe quando al finestrino si avvicina Sofia, una bambina della stessa età con addosso un costume da fata. Da questo incontro Z’graggen sposta il racconto dentro l’immaginario della protagonista. Per Mara il costume perde presto la sua natura di travestimento e Sofia diventa una fata vera, al centro di una storia che la bambina costruisce durante il giorno per raccontarla al padre la sera, quando lui rientra, nella lingua balcanica che parlano fra loro. La favola diventa così il modo in cui Mara riesce a parlargli di quello che le succede. Allo stesso tempo è il filtro attraverso cui la sua condizione precaria arriva allo spettatore.
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Mara" è il progetto di tesi con cui Z’graggen ha concluso il triennio di Cinema e Animazione della NABA di Milano. È prodotto insieme a PicFilm e distribuito da Premiere Film. È stato presentato ad Alice nella Città, nella sezione Onde Corte dedicata ai cortometraggi, all’interno del festival che si svolge in parallelo alla Festa del Cinema di Roma e dove la regista era già stata selezionata nel 2024 con Kaliz. Per un lavoro nato in ambito accademico la squadra è quella di una produzione strutturata: Pietro Gobbi alla fotografia, Matteo Fusi alla presa diretta e al sound design, Edoardo Vella alle musiche e Teresa Bucca come acting coach per le giovani interpreti.
Il lavoro sulla recitazione è centrale, perché la giovanissima
Anita Ramaj tiene la scena per quasi tutti i sedici minuti, chiusa nello spazio dell’auto. L’intera costruzione si basa sul passaggio tra le giornate trascorse nell’abitacolo e i racconti serali al padre. È su questa alternanza, affidata al montaggio di Matteo Boscolo Gioachina, che Mara trova il proprio ritmo.
Tenere insieme realtà e favola dentro un abitacolo, affidandosi quasi interamente a una bambina, era un compito difficile per un corto di diploma, e Z’graggen lo porta a termine con misura. La sfida era complessa, ma il risultato regge.
19/10/2026, 20:24
Olivia Fanfani