FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - “Ultimo Fellini”: Il ritratto
intimo di un genio tra fragilità, ossessioni e magia
Il documentario di
Gianluigi Attorre ripercorre gli ultimi anni di vita del regista, tra materiali d’archivio, ricordi e testimonianze. Raccontare
Federico Fellini significa confrontarsi con una figura che sembra appartenere più all’immaginario collettivo che alla realtà: un regista capace di inventare mondi, trasformare i sogni in immagini e lasciare un segno indelebile nella storia del cinema, ma anche un uomo attraversato da inquietudini, paure e contraddizioni. “
Ultimo Fellini” vuole proprio colmare questa distanza tra l’icona e la persona, e ci riesce. Il documentario è presentato in anteprima ufficiale il 17 ottobre alla XXI Festa del Cinema di Roma.
Il film sceglie di concentrarsi sull’ultimo decennio della vita del cineasta, tra gli anni Ottanta e Novanta, restituendo uno spaccato del suo mondo professionale e privato. La costruzione del racconto segue un percorso scandito da capitoli e riferimenti temporali, che aiutano la chiarezza del percorso. Il risultato è un’opera di notevole caratura tecnica e narrativa, capace di costruire un racconto che non è solo celebrativo, ma cerca qualcosa di più difficile: avvicinarsi all’uomo senza perdere di vista la grandezza dell’artista. Infatti, la prima qualità di “
Ultimo Fellini” è la sincerità dello sguardo. Il documentario non sembra interessato a costruire un monumento, al contrario, si addentra nelle sue fragilità, nelle sue nevrosi e nelle sue paure, mostrando come dietro una personalità tanto ingombrante e visionaria esistesse anche un uomo preda delle proprie inquietudini. Fellini così diventa umano: fallibile, fragile, controverso, ma anche ossessionato dalle donne e dalla magia. Scopriamo che amava disegnare e lo faceva persino sui tovaglioli dei ristoranti, ma anche che era appassionato dell’occulto e dall’esoterismo, che a volte lo spaventavano.
La visione del documentario fa provare emozioni diverse: lo stupore davanti alla potenza delle immagini, l’empatia nei confronti delle sue fragilità e, a tratti, persino una sensazione di inquietudine, quando ci si avvicina moltissimo ai mostri interiori del regista. Il film riesce a mantenere viva questa varietà emotiva; non si ha, infatti, una semplice successione di ricordi celebrativi.
Una parte fondamentale del documentario è affidata ai materiali d’archivio. Le riprese direttamente dai set dei suoi film permettono di osservare Fellini al lavoro, di coglierne i gesti, il modo di stare accanto agli attori e alle attrici e il rapporto con quel mondo che, sotto la sua guida, diventava ogni volta qualcosa di irripetibile. Non era sempre facile stare con lui sul set o lavorare al suo fianco, come racconta l’agente che l’ha seguito per ben tredici anni: era umorale, spesso nervoso.
A questi materiali si affiancano splendide immagini di Roma, città che nel cinema felliniano non è mai stata soltanto uno sfondo. Le sue strade, i suoi spazi e la sua atmosfera sembrano dialogare con il ricordo del regista, restituendo una geografia affettiva oltre che cinematografica, mostrando i luoghi che lui più amava, come Piazza del Popolo.
Dietro questo lavoro si avverte una ricerca approfondita, maturata attraverso il recupero di materiali preziosi, come quelli legati all’archivio di Vincenzo Mollica. È proprio la possibilità di accedere a immagini meno frequentate, a momenti di lavoro e a frammenti di vita, a dare al documentario una consistenza particolare. Le testimonianze rappresentano un elemento centrale: Roberto Benigni, Milo Manara, Vincenzo Mollica, Nicola Piovani, Fiammetta Profili e Martin Scorsese contribuiscono, ciascuno dalla propria prospettiva, a comporre un ritratto fatto di ricordi, impressioni e legami personali o professionali.
Tra gli interventi più particolari c’è quello di Benigni, costruito interamente in bianco e nero. Il suo modo di raccontare è teatrale, quasi da palcoscenico. È una presenza che si distingue e che aggiunge una dimensione performativa al documentario.
La riuscita di “
Ultimo Fellini” sta soprattutto nell’equilibrio tra ricerca documentaria e coinvolgimento emotivo. Non è necessario conoscere a fondo la vita di Fellini per lasciarsi coinvolgere dal film. Alla fine, resta soprattutto la sensazione di aver incontrato una figura complessa, impossibile da ridurre a una definizione. Il genio convive con la fragilità, la fantasia con l’inquietudine, il desiderio con la nevrosi, le ossessioni con la paura della morte. Gianluigi Attorre ha dato vita a un egregio lavoro realizzato con grande cura.
18/10/2026, 09:06
Marta Bello