FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - Francesco Fei e Consuelo
Moschella raccontano il "loro" Morgan
Come avete deciso di realizzare un documentario su Morgan?
Consuelo Moschella: Nell’estate del 2024 ci siamo avvicinati a Morgan incuriositi dal vuoto che improvvisamente si era creato intorno a lui e dal giudizio che è calato sulla sua persona in maniera così netta e poi, man mano che il lavoro ha preso corpo, ha prevalso l’interesse per l’artista, per il processo creativo, anche come mezzo, come formula valida per chiunque per affrontare momenti difficili della vita.
Francesco Fei: L’idea è partita Consuelo, è stata lei a spingere perche riallacciassimo i rapporti dopo anni. Ambedue, infatti lo conoscevamo da tempo. Oltre che a stimarlo molto come musicista,la situazione che in quel momento stava vivendo era senz’altro interessante a livello umano e sociale e perciò a livello drammaturgico molto interessante.
Come avete comunicato e come ha reagito Morgan alla decisione di fare un documentario sulla sua persona?
Consuelo Moschella: Consuelo. Incuriosito e al contempo un pò diffidente inizialmente, forse anche per il fatto che benché in molti ci avessero provato negli anni nessuno mai era riuscito nell’intento di portare a termine un lavoro su di lui. Col tempo ha potuto apprezzare la professionalità della nostra casa di produzione Apnea Film e si è affidato completamente con grande entusiasmo. E’ stato naturale e molto divertente lavoro con lui e con al sua famiglia. Sono stati molto generosi nel mostrarsi senza filtri e senza censure.
Francesco Fei: Si è vero, in passato in diversi avevano provato a fare un lavoro su di lui, ma decisivo nel nostro caso, oltre che il rapporto molto forte che si è creato fra le nostre rispettive famiglie (le nostre bimbe sono diventate molto amiche) è stato il nostro modo di lavorare. Un approccio produttivo, già usato precedentemente con Pelù e i Verdena, molto semplice. A girare eravamo sempre e solo Consuelo ed io. A volte insieme, ma mai comunque con altre persone di troupe. In queste situazioni in cui si vuole raccontare la vita di personaggi famosi in modo sincero e spontaneo, questo approccio è fondamentale per mantenere la sincerità della messa in scena.
Nel documentario emerge la sofferenza di un artista, ma anche l'orgoglio di un uomo...
Consuelo Moschella: La dignità è spesso associata alla reputazione o al successo, ma in realtà è un qualcosa che esiste in ciascuno di noi e non dipende dagli altri, ma dall’idea che abbiamo di noi stessi, dalle nostre scelte. Emerge, a mio avviso, soprattutto la forza di un uomo che non si dà mai per vinto, che ha una grande forza e che trova questa spinta nella musica, nell’arte. Non importa se su un grande palcoscenico o in una festa privata o nella solitudine del suo studio, è un artista che continua a produrre musica. Creare diventa così un mezzo per salvarsi, una soluzione a disposizione di ciascuno di noi.
Francesco Fei: Proprio per le intenzioni espressive di cui parlavo prima, dettate da sincerità e spontaneità, è normale che nel film escano varie facce del sentire dell’artista. Il nostro non è stato certo un progetto basato, come spesso accade in questi casi, sulla volontà di creare una biografia agiografia ed è perciò normale che nel film siano presenti vari aspetti della sua personalità e di come reagisce a quello che la vita gli mette di fronte.
Morgan sembra a suo agio con le telecamere anche nella sua vita privata. Come avete curato questo aspetto?
Consuelo Moschella: Morgan è un performer nato, lo si vede già nelle immagini di repertorio del suo archivio di lui da bambino, il palcoscenico è il suo habitat naturale, ma il suo modo di essere è al contempo anche molto vero, non c’è nulla di costruito e il fatto di averci permesso di riprendere senza censurare nulla, senza chiederci mai di spegnere la telecamera è la riprova di questa verità.
Francesco Fei: Morgan è performer e artista al 100%, in tutto quello che vive e che fa. No c’è mai uno scollamento fra la vita cosiddetta normale e la sua produzione artistica o performativa. Per questo nel film il tutto è così realistico, anche nel suo mostrarsi in crisi o non truccato.
Cosa restituisce all'artista ed al tuo lavoro questo docufilm?
Consuelo Moschella: All’artista restituisce credo uno sguardo esterno importante di chi è interessato alla sua arte e per nulla al personaggio o alla sua vita privata. Morgan da performer diventa spettatore di se stesso e credo che per lui, che alla prima proiezione si è molto commosso di questo ritratto, sia stato importante ritrovare quel musicista, quell’artista che è purtroppo è meno conosciuto al grande pubblico. Al nostro lavoro ha dato stimolo e materiale su cui lavorare, ci ha permesso di affinare ancora di più la nostra arte e certamente, come casa di produzione, ci ha permesso di spingere ancora di più nella direzione, che ormai abbiamo preso da diversi anni, di realizzare opere che vanno in profondità, culturalmente e artisticamente uniche soprattutto in un modo come quello attuale dove si predilige la plastificazione della realtà e si valorizza il nulla.
Francesco Fei: Credo che a Morgan restituisca la possibilità di andare oltre alle semplificazioni e banalizzazione che il suo percorso televisivo gli ha attribuito. A noi una nuova fertile possibilità di realizzare un ritratto di un artista in modo sincero e originale.
Infine, è stato difficile girare la sequenza nella quale Morgan racconta del suicidio del padre? Che pathos c'era?
Consuelo Moschella: per me, che conosco questo terribile dolore, è stato qualcosa di prevedibile, perchè ho ben presente come un evento di quella portata, vissuto peraltro durante l’adolescenza, sia in grado di travolgere un’intera famiglia come uno tsunami, lasciando detriti e danni per anni e che hanno la stessa intensità nonostante il passare del tempo, è un evento inspiegabile che rimane impresso per sempre nella pelle. Girare quella scena è stato importante e il dolore e l'inintelligibilità di un gesto del genere condivisivi in qualche modo hanno lasciato il posto ad una comprensione molto umana, quasi ad una rielaborazione compassionevole. Raccontare questo aspetto della vita di Morgan da quella distanza così ravvicinata è stato qualcosa di molto forte e ce ne siamo accorti subito ma poi, successivamente, una volta montata è stato ancora più potente, cruda sì ma terribilmente reale e vera.
Francesco Fei: Il suicidio è un vero e proprio buco nero senza risposte per chiunque si trovi a viverlo rispetto ad una persona vicina, ma per chi lo vive all’interno della proprio famiglia è, come dice Consuelo, uno tsunami sconvolgente. Come afferma apertamente Marco nel film, la scena è si stata pensata, nel senso che è stato progettato di farla, ma poi quando l'abbiamo girata non sapevamo proprio cosa aspettarci. Abbiamo microfonato Marco, l’unica volta che lo abbiamo fatto in tutto il film, così da lasciarlo libero di fare quello che voleva e poterlo riprendere anche a distanza. E’ una scena davvero potente, perchè se da una parte senz’altro Marco a suo modo performava, al tempo stesso il rievocare una situazione così particolare ha messo in gioco delle emozioni tali che tutto è diventato fortemente spontaneo e sincero. Per me è stata una situazione davvero emozionante che mi fa pensare più che al cinema, alla grande arte perfomativa dove situazioni di vita vissuta vengono rappresentate con situazioni limite che permettono alle emozioni di riaffiorare e magari pacificarsi
23/10/2026, 21:27
Simone Pinchiorri