ALICE NELLA CITTA' 24 - "L'Elisir d'Amore":
Quando la commedia diventa una ribellione
Tra opera lirica, teatro e cinema, “
L’Elisir d’Amore” si trasforma in una commedia surreale e grottesca che guarda alla società contemporanea con ironia e spirito provocatorio. Presentato ad Alice nella Città, il film di
Andrea Brusa, regista e interprete, rilegge in chiave politica l’opera buffa di Gaetano Donizetti, spostando il centro della storia dal sentimento amoroso alle contraddizioni del mondo del lavoro.
Al centro della vicenda troviamo il dottor Dulcamara, interpretato da
Ambrogio Maestri, celebre baritono, che presta la propria presenza scenica a un personaggio eccentrico e imprevedibile. Il medico elabora una pozione capace di prolungare la vita fino a centocinquant’anni. Lo fa per aiutare le operaie, costrette a lavorare in condizioni di sfruttamento, a trovare il tempo e la forza necessari per ribellarsi ai propri padroni. Ma il progetto non va come previsto.
Dietro situazioni assurde, personaggi caricaturali e momenti volutamente eccessivi si nasconde una riflessione sul capitalismo, sulle disuguaglianze e sulla possibilità di immaginare un’alternativa al sistema. L’ironia diventa uno strumento per mettere in discussione la realtà con gioco e leggerezza.
Le battute sono taglienti e i dialoghi ben scritti, dal tono dolceamaro di chi inneggia alla rivoluzione che ha più a che fare con il passato che con il presente.
La regia è curata e valorizza la dimensione teatrale della messa in scena, mentre le musiche e gli effetti sonori accompagnano efficacemente il ritmo della narrazione. La scelta del bianco e nero contribuisce a rendere l’opera ancora più particolare, insieme ai bellissimi costumi in scena, come quello del dottore. Il canto occupa un ruolo centrale, assieme alla gestualità del corpo che diventa un vero e proprio “mimo” in certi punti, dando vita a una comicità fisica, talvolta spiazzante. Ne deriva un’esperienza che si colloca a metà strada tra cinema, teatro e opera lirica, senza aderire completamente a nessuno di questi linguaggi. Anche il finale risulta riuscito.
La rilettura proposta da Brusa è coraggiosa e politica. Non si limita a riprendere un classico, bensì lo usa come punto di partenza per parlare del presente, trasformando una storia di pozioni e sentimenti in una provocazione sociale. Una commedia fuori dagli schemi, in cui il grottesco diventa il modo per raccontare, con ironia, una realtà tutt’altro che assurda.
24/10/2026, 18:29
Marta Bello