ALIEN VS CIRO -
La storia è nota, ma eccola in breve. Anno 1979, Ciro Ippolito decide di realizzare un seguito apocrifo di Alien, grande successo di quell'anno. Convince due produttori a dargli 400 milioni di lire, ma i soldi finiscono subito in maniera rocambolesca (ci sono due versioni: spesi in macchine e donne o rubati dalla Banda della Magliana? Scegliete voi).
Armato di trippa, Ippolito gira il film al suo esordio alla regia. Intanto la 20th Century Fox fa causa e chiede risarcimenti, ma il Tribunale gli dà ragione, perché esisteva un romanzo intitolato “Alien” ben prima del film. Gli americani tentano l'ultima carta e offrono un milione di dollari per chiuderla così, ma quando scopre che il film sarebbe stato distrutto, Ciro declina l'offerta e la pellicola esce al cinema. Una storia che è più film di un film e che fa sì che di “Alien 2 - Sulla Terra” si continui a parlare ben 46 anni dopo.
A questo punto, un autore assennato se la giocherebbe con un classico documentario, magari affidato ad un altrettanto assennato videomaker/fan, con voce fuori campo, immagini di repertorio, interviste ai protagonisti, ecc... “Che palle!”, si sarà detto il buon Ippolito. Ed ecco che entra in gioco il malsano entusiasmo dei Cinemagnacci, due giovani blogger milanesi appassionati di cinema di genere, videomakers sì, fans sì, ma per nulla assennati. L'incontro magico col Maestro alla Fondazione Prada, in occasione di una proiezione speciale della nuova versione “director's cut” (che, occhio, anziché aggiungere scene tagliate, leva quasi mezz'ora di girato e consegna una versione di un'ora), è da colpo di fulmine.
Catturato all'istante dal loro entusiasmo e dell'intraprendenza spassionata, accetta di collaborare ad “
Alien Vs Ciro”. Ed ecco che questo oggetto incatalogabile vede la luce in quattro e quattr'otto, con 7mila euro di budget, e viene proiettato al Sitges Film Festival e poi, per la prima volta in Italia, alla Festa del Cinema di Roma. Cos'è “Alien Vs Ciro”? Beh, anzi tutto è una maniera non convenzionale di raccontare la storia di “Alien 2 - Sulla Terra”, attraverso clip dall'intervista pubblica fatta ad Ippolito alla Fondazione Prada. Ma il film racconta anche l'incontro tra due esponenti di una giovane generazione di cinefili con uno dei Maestri indiscussi di un certo modo, ormai smarrito, di fare cinema in Italia. Le chiacchierate tra loro sono l'espediente per cogliere la filosofia con cui Ippolito realizzava i suoi lavori.
All'inizio, lo scetticismo da parte del ‘Grande Vecchio’ c'è, ma l'insistenza dei Giovani vince, quando lo inseguono tra le poltroncine del Cineclub Arsenale di Pisa, ospite del Festival Giorni di Tuono, lo raggiungono e poi, finalmente, lo convincono, durante un’intensa passeggiata notturna per le vie della città toscana. È troppo forte la passione del duo per quel cinema artigianale, dove si usava la trippa per fare i mostri e si potevano convincere i produttori che il regista sarebbe stato un americano di nome Sam Cromwell, e quelli se la bevevano perché non avevano alcuna possibilità di controllare se costui esistesse veramente. Un cinema dove si pagava con le cambiali e gli algoritmi erano gli umori del pubblico che il regista e il produttore erano più o meno in grado di fiutare. Un cinema dove si potevano girare impunemente sequel non autorizzati di film di grande successo, e si riusciva a farci un sacco di soldi.
Ma per non farsi mancare nulla, “Alien Vs Ciro” ci butta dentro anche l'Intelligenza Artificiale, all'apparenza l'esatto contrario di quel cinema da artigiani, scelta che qui suona non solo come un divertito e divertente sberleffo alle estenuanti polemiche, ma serve pure per lanciare il vero “messaggio”: Ippolito come Rambo napoletano armato di mitra che lotta contro i “veri” mostri, la sanità che non funziona, la politica che non dà le case ai senzatetto e, soprattutto, le piattaforme di streaming, che livellano i gusti e propongono sempre lo stesso film. Insomma, “Alien Vs Ciro” diverte, spiazza, fa riflettere.
Occhio, però: questa non è la versione finale, giacché Ippolito sta già girando altre scene da aggiungere, in un folle ed incessante work in progress. E se poi vi scandalizzate per qualche immagine fuori fuoco, vuol dire che non avete capito un bel niente!
Guido Siliotto
01/01/2050