Note di regia di "Finché Resta il Tuo Nome"
All'inizio volevo capire quanto ci fosse di vero in una storia poco conosciuta di Firenze. Gerhard Wolf rappresentava la Germania nazista, eppure alcune testimonianze lo descrivevano come un uomo che aveva aiutato gli ebrei perseguitati. Quella contraddizione mi interrogava. Non volevo aggiungere una leggenda alla memoria della città: cercavo prove, documenti, persone che potessero raccontare ciò che era accaduto. Poi, mentre seguivo le tracce di Wolf, ho cominciato a chiedermi dove si trovasse la mia famiglia durante le deportazioni. È emerso il nome di Suzanne Toledo, una parente di cui non avevo mai sentito parlare. Non avrei mai saputo della sua esistenza se non avessi cominciato a girare quel film sul console di Firenze. Ho seguito questa nuova strada senza sapere dove mi avrebbe portato. Per anni ho attraversato archivi, incontrato testimoni, cercato persone e luoghi, commesso errori che mi hanno costretto a tornare sui miei passi. Ho scelto di raccontare il film in prima persona proprio perché non conoscevo in anticipo le risposte. Volevo che anche le incertezze e le scoperte inattese trovassero posto nel racconto. Le storie di Wolf e Suzanne non si incontrano negli eventi della guerra. Si incontrano nella mia ricerca. E nel tentativo di conoscere persone vissute molto prima di me, ho scoperto quanto il passato possa continuare ad agire sul presente. A poco a poco, anche i documenti hanno cambiato significato. Una firma poteva testimoniare il coraggio di una scelta; una fotografia poteva restituire un volto a qualcuno che era stato dimenticato. Non cercavo più soltanto di ricostruire dei fatti, ma di avvicinarmi alle vite che quei documenti custodivano. Di Wolf non posso conoscere fino in fondo la coscienza, ma posso cercare le prove delle sue scelte. Di Suzanne e della sua famiglia non posso ricostruire ogni momento della vita, ma posso cercare di restituire loro un nome, un volto, una storia. Ho cominciato pensando di poter restituire qualcosa a persone dimenticate. Solo alla fine ho capito quanto quelle persone avessero restituito a me.
Gianmarco D'Agostino