Note di regia di "E Soffierò e Sbufferò e Butterò giù la tua Casa"
Anche se volevo realizzare un film più tradizionalmente narrativo rispetto al mio lavoro precedente, questo progetto si tuffa comunque a capofitto nella sperimentazione visiva. Gioca con toni grotteschi e horror, esplorando dinamiche contemporanee come l’alienazione tecnologica e l’ansia sempre più diffusa causata dalle pressioni del mondo moderno.
“
E Soffierò e Sbufferò e Butterò giù la tua Casa” racconta la storia di una coppia che si rinchiude in una villa, paralizzata dalla paura del mondo esterno. Le loro giornate scorrono
nel disperato tentativo di trovare nuovi modi per ammazzare il tempo, ricorrendo alla tecnologia come mezzo di fuga verso realtà alternative. La loro relazione è già compromessa, e quel poco di tolleranza reciproca è sostenuto unicamente dalla paura condivisa del mondo oltre il loro “nido”. Persino la loro intimità fisica è distorta: usano i corpi l’uno dell’altra per il piacere mentre si coprono gli occhi con visori VR, immaginando qualcun altro, o qualcos’altro, al loro posto.
Questo fragile e malsano senso di calma si infrange quando le loro paure prendono forma fisica: una presenza famelica e feroce inizia a perseguitarli, martellando alla porta e non concedendo loro tregua. Ha così inizio un’escalation narrativa, verbale e fisica, tra i due
personaggi - un conflitto che permette di scavare ancora più a fondo nei temi centrali della storia. Messi alle strette, sono costretti a scegliere: affrontare i propri traumi oppure restare immobili e passivi, sperando che tutto svanisca di nuovo.
Con questo lavoro ho voluto esplorare temi come la negazione del trauma e l’ampio spettro di reazioni umane quando si è costretti ad affrontare proprio quel trauma.
Con il procedere della storia, le differenze emotive e psicologiche tra “Lei” e “Lui” diventano sempre più evidenti. All’inizio, “Lui” vive nell’illusione che la bolla che hanno costruito all’interno della villa possa durare per sempre. Resiste al cambiamento, aggrappandosi allo status quo, perché qualsiasi alternativa sarebbe più difficile da affrontare, anche se ormai non ne trae più conforto. “Lei”, invece, ha raggiunto il limite. Il suo partner è diventato insopportabile, persino repellente. Vuole andarsene, ma non sa come. All’inizio, la paura supera la frustrazione, quindi, come lui, si rifugia nelle distrazioni. Ma alla fine è chiaro: “Lei” decide di evolvere. Trova il coraggio di affrontare le proprie paure e lascia “Lui” indietro. Lui si rifiuta di cambiare, rimane passivo e alla fine accetta la propria solitudine e il proprio tormento interiore, ritirandosi, senza possibilità di ritorno, nei mondi artificiali della realtà virtuale.
Come accennato all’inizio, la visione registica era quella di costruire un film dai toni grotteschi che assorbisse progressivamente elementi classici del genere horror. Per
riuscirci è stato necessario un tipo di messa in scena specifica: capace sia di rappresentare con decisione la strana realtà della vita di questa coppia, sia di suggerire un pericolo incombente e costante che li osserva dalle piante e dalle finestre che circondano la villa. Ha richiesto anche interpretazioni in grado di sostenere il peso emotivo e la tensione drammatica della storia. Alla fine, credo che grazie al lavoro instancabile di tutta la troupe e al coraggio emotivo e professionale dei due attori protagonisti, siamo riusciti a dare vita a quella visione.
Fabrizio Fusco