UN'ALTRA ME - La distanza fra l段mmagine che costruiamo
per gli altri e quello che siamo davvero
Che cosa succederebbe se potessimo affidare a un avatar tutte le nostre insicurezze lasciando che sia lei ad affrontare il mondo al posto nostro, senza paura? ネ quello con cui deve confrontarsi Anna, trent誕nni, aiuto regia in una compagnia teatrale in cui non gode della stima di colleghi e superiori, una madre esigente (
Lucrezia Lante della Rovere) e un rapporto con l段nsicurezza che definire complicato � un eufemismo. Per sentirsi all誕ltezza crea sui social LaBenni, un alter ego che le somiglia ma � tutto ci� che lei non riesce a essere: sicura, brillante, irresistibile. LaBenni ha successo e Anna comincia per questo a vivere per interposta persona digitale, finch�, in un momento di profonda fragilit�, l誕vatar si materializza nel mondo reale e comincia a muoversi per conto suo. Sar� lei, LaBenni, a riscattare Anna dalle angherie e a stravolgere il Cyrano de Bergerac che la compagnia sta preparando, trasformandolo in una versione musical al femminile.
La domanda da cui parte il film � buona e attuale, la distanza fra l段mmagine che costruiamo per gli altri e quello che siamo davvero � un nervo scoperto del presente. Il problema � tutto quello che viene dopo. Il lungometraggio di
Luca Brignone, scritto insieme a
Dora Albanese, fatica a trovare una messa in scena all誕ltezza della propria premessa, e la difficolt� nasce proprio nella scrittura. Il blocco di Anna, per essere cos� paralizzante, ha s� bisogno di un弛rigine lontana, ma per essere credibile dovrebbe trovare nel presente un gancio psicologico capace di reggere alla prova della realt�. Quel gancio non c定, e la sua timidezza esasperata, privata di una radice cos� convincente, scivola nel grottesco. La goffaggine della protagonista diventa quindi bambinesca, quasi da farsa, e lo spettatore smette di riconoscersi in lei proprio quando il film avrebbe pi� bisogno della sua empatia.
Lo stesso squilibrio contagia chi le sta intorno. La madre � pi� macchietta che personaggio, una somma di tic e pretese senza un弛mbra di complessit�. I colleghi che all段nizio maltrattano Anna perch� non sa farsi valere si comportano in un modo che, in qualsiasi contesto di lavoro odierno, finirebbe dritto in una denuncia per mobbing. Tutto � esasperato, nei commenti come nei comportamenti, e l弾sasperazione, invece di affilare la satira, la svuota. A completare il quadro ci sono gag che sembrano arrivare da un誕ltra epoca, scritte con un段ngenuit� che non ha nulla della leggerezza consapevole che una commedia fantastica richiederebbe.
Anche le intenzioni dichiarate finiscono per rivoltarsi contro il film. Brignone rivendica che nel suo racconto tutto abbia un rimando e nulla venga detto per caso, ma una sceneggiatura in cui ogni battuta deve rimandare a qualcos誕ltro smette di respirare e diventa un meccanismo. Presentando il film, la co-sceneggiatrice Albanese, ne ha riassunto il messaggio in un avvertimento a non voler essere perfetti in un mondo imperfetto, e il produttore
Luca Barbareschi ne auspica la proiezione nelle scuole. ネ il ritratto di un弛perazione che sa benissimo cosa vuole insegnare, tanto da rischiare di perdere spessore nella rincorsa continua al rimarcarne il concetto. C定 poi un cortocircuito curioso: prodotto da ネliseo Entertainment, la societ� di Luca Barbareschi, che dirige l弛monimo teatro romano, lo stesso regista definisce il film 殿nche un documentario sull脱liseo�. Per una storia che mette in guardia dalla vanit� e dagli specchi, specchiarsi nel proprio palcoscenico � a dir poco rischioso.
Margot Sikabonyi si divide fra Anna e il suo doppio con generosit�, e accanto a lei interpreti solidi come
Andrea Bosca,
Chiara Noschese, Ernesto Mahieux e Paola Sambo cercano un respiro che la scrittura concede di rado. Ne resta una commedia sghemba che gioca sui toni nel tentativo di trovare una propria ragion d弾ssere, e che di quella buona domanda iniziale non sa bene che farsene.
04/11/2026, 11:25
Olivia Fanfani