Sinossi *: Siamo idealmente nella città di Genova del 1960, precisamente a Boccadasse. Le prime immagini restituiscono una Genova completamente in bianco e nero, sospesa nel tempo. Da quel paesaggio il racconto entra in una stanza dove appare un giovane Gino Paoli, ricreato interamente attraverso l’Intelligenza Artificiale, intento a dipingere davanti a una tela.
Mentre tutto ciò che lo circonda conserva ancora le tonalità monocromatiche dell’epoca, nel quadro cominciano ad apparire colori intensi. Accanto a lui un giradischi introduce le note della storica interpretazione di Mina e, con la musica, il confine tra realtà e immaginazione inizia progressivamente a dissolversi.
La pittura prende vita, il colore esce idealmente dalla tela e conquista lo spazio, trasformando quella stanza in un universo fantastico, acceso e onirico. È qui che appare anche la giovane Mina degli anni Sessanta, ricreata attraverso l’AI, mentre canta immersa in quel mondo pittorico ormai diventato realtà.
Un passaggio dal bianco e nero al colore che diventa la traduzione visiva della stessa intuizione poetica contenuta nella canzone: una stanza che smette di essere semplicemente una stanza e si apre all’immaginazione.
Note:
Secondo capitolo dei “Capolavori Immaginati” di IMAGinACTION, il progetto con cui il Festival Internazionale del Videoclip utilizza le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale per rendere omaggio ad alcuni dei classici della canzone italiana che hanno segnato la storia della musica.
L’intero video è stato costruito attraverso l’Intelligenza Artificiale, utilizzata non per sostituire l’identità dell’opera originale, ma per renderle omaggio e creare immagini che non sono mai esistite: riportare idealmente lo spettatore nella Genova del 1960, ritrovare Gino Paoli e Mina giovani e costruire intorno alla loro musica un universo sospeso tra memoria e immaginazione