Sinossi *: Sullo sfondo del paesaggio verticale di Genova - una cittā sospesa tra il Mar Ligure e le ripide colline circostanti "La cittā verticale... ma non ci siamo giā visti?" esplora la straordinaria rete di infrastrutture pubbliche che tiene unito il tessuto urbano. Attraverso le sue storiche funicolari, gli ascensori scavati nella roccia e le ferrovie panoramiche, il documentario svela non solo l'ingegno architettonico genovese, ma anche i ricordi condivisi, le storie e i ritmi quotidiani dei suoi abitanti. Fondendo il racconto cinematografico con un suggestivo senso di déjā-vu e di esplorazione temporale, il film offre una prospettiva fresca ed evocativa sul capoluogo ligure. Un linguaggio ibrido: Piani sequenza senza soluzione di continuitā "Il film supera i confini del documentario tradizionale impiegando continui piani sequenza che uniscono la finzione narrativa e il documentario. Mentre i giovani protagonisti esplorano i luoghi iconici di Genova - da Palazzo San Giorgio all'antica Lanterna -, la telecamera scivola fluidamente dai dialoghi recitati agli scambi spontanei con storici e ingegneri reali, trattando gli esperti della cittā come veri personaggi della storia." L'architettura urbana incontra la fragilitā giovanile "Oltre all'esplorazione architettonica, il cuore del film risiede nell'intimo percorso emotivo di Marco e Anna. La profonda paura di Marco verso l'intimitā emotiva - nata dall'abbandono subito nell'infanzia - riflette le storiche difese di Genova. Proprio come la cittā ha costruito barriere verticali per proteggersi, Marco si nasconde dietro mura emotive. Il suo viaggio sugli ascensori verticali diventa la metafora per superare la vertigine personale e imparare di nuovo a fidarsi." Una nitida critica visiva all'alienazione digitale "In una suggestiva scena 'in stile Matrix' ambientata nella storica Spianata Castelletto, un gruppo di giovani spettatori rimane immobile come automi, riprendendo una discussione intima tra i protagonisti attraverso gli schermi dei propri smartphone. Questa immagine d'impatto contrappone la contemplazione urbana dei primi del '900 al distacco digitale contemporaneo, ponendo una domanda fondamentale: stiamo davvero vivendo la nostra realtā, o la stiamo semplicemente consumando attraverso uno schermo?"