Note di regia di "Giulio Regeni: Tutto il Male del Mondo"
Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che
compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle.
Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano.
Il repertorio è utilizzato come una vera e propria macchina del tempo: non come commento o ricostruzione ex post, ma come esperienza del presente, capace di restituire gli eventi mentre accadono. Accanto al repertorio mediatico e giuridico, il film fa uso di un repertorio generico – o found footage – di luoghi, azioni e immagini quotidiane, che costruiscono un affresco visivo e sonoro per immersione, non per spiegazione.
La narrazione non procede per rotture o accelerazioni. Non arrivano mai delle ondate. Il film avanza come una marea lenta e costante: ogni sequenza aggiunge un livello, costruisce tensione per accumulo e persistenza.
Simone Manetti