BIF&ST 17 - “Cattiva Strada”: il male che
prevale sul bene, nella Bari di oggi
La storia del cinema è popolata da una moltitudine di personaggi che cercano di rimanere sulla retta via ma che poi finiscono, loro malgrado, per abbandonarla a causa di situazioni contingenti, che solitamente hanno la meglio. Ci aveva provato perfino Michael Corleone (Al Pacino), laureato, a vivere una normale vita americana nella legalità, senza mischiarsi al malaffare del padre Don Vito Corleone (Marlon Brando), solo per fare un esempio. In questo caso è la forza della mafia a prevalere; in altri film è invece la povertà a segnare il percorso a senso unico - verso il crimine - dei personaggi. Basti citare Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani) il protagonista di “Ladri di biciclette” che, per disperazione, una volta rimasto senza il suo mezzo di locomozione per lavorare, tenta a sua volta di rubare. Personaggi insomma “maledetti”, che non riescono a vincere la forza di un destino avverso, che prevale (quasi) sempre sul bene.
E’ proprio ciò che accade a Donato (
Malich Cisse), protagonista del film “
Cattiva Strada”, ragazzo nero che vive nella Bari di oggi con la nonna, in un condominio di periferia, dignitoso ma estremamente povero, dove abita anche una famiglia di origine albanese. Donato è poco più che maggiorenne, è stato probabilmente adottato (anche se nel corso del film non sarai mai rivelato) ma i suoi genitori non ci sono: quello che è certo è che è un ragazzo da cuore d’oro, che ce la mette proprio tutta a far quadrare le cose, tra l’assistenza della nonna e la ricerca di un lavoro onesto. Ma l’ennesima porta chiusa del mondo del lavoro e la nuova (forzata) amicizia con Agust (
Giulio Beranek) - il ladro della porta accanto - farà sì che anche un animo puro come il suo, sia corrotto dalla violenza e dalla mentalità criminale, nel crogiolo di amicizie e contatti nel quale si trova coinvolto. Agust è l’amico del cuore, è il fratello della ragazza che ama, è il padre e la famiglia che Donato sente di non avere mai avuto al suo fianco. Ma Agust sarà il suo lasciapassare per l’inferno, il tramite verso una “cattiva strada” che, come una ragnatela, si chiude irreversibilmente intorno al protagonista.
Il film, opera prima di
Davide Angiuli, trova un ritmo serrato che avvince, nei continui rimandi tra il racconto di un’amicizia che nasce e di un contrapposto mondo criminale che bussa alle porte della strana coppia, Donato - Agust. Il regista dà così vita ad un film che funziona e cattura l’attenzione dello spettatore, grazie anche alla cura della fotografia, delle musiche, del montaggio. Tra le varie inquadrature e i vari piani di ripresa, primeggiano i primi piani di Donato, alla guida dell’auto della nonna, proprio quella che lo porterà verso cammini incerti e non positivi. Chi guarda - lo spettatore - si trova così, per buona parte del film, a guardare Donato dalla parte del passeggero: uno sguardo benevolo, che sembra volere e potere fermare questo giovane e bravo ragazzo nel suo percorso verso il crimine, quasi come avrebbe potuto fare l’angelo malinconico, silenzioso e impotente, Bruno Ganz ne “Il cielo sopra Berlino”. Ma nessun angelo arriverà a salvare Donato dalla forza del destino.
23/03/2026, 19:16
Elisabetta Vagaggini