LE RESTANTI - Un viaggio nella memoria
Nato dalla collaborazione tra la Scuola di Cinema Anna Magnani, il Liceo Carlo Livi di Prato e altre realtà del territorio, “
Le Restanti” è un’opera che sceglie una strada originale e coraggiosa per raccontare una delle pagine più dolorose della storia pratese.
Diretto da
Stefano Tesi, da un’idea di
Massimo Smuraglia, il cortometraggio si presenta come un esperimento visivo e narrativo che intreccia varie forme d’arte: cinema, poesia e teatro.
Al centro del racconto c’è una donna su un palco, osservata da un pubblico composto proprio dagli operai deportati nei lager nazisti dopo gli scioperi del marzo 1944 a Prato. La protagonista parla e recita guardando dritta in camera, sostenuta da uno sguardo fiero e intenso. È una presenza scenica forte, capace di dare voce a chi non ha più potuto raccontare la propria storia.
Sono molto toccanti i momenti di quotidianità tra la protagonista e sua figlia. Momenti di incontro che restituiscono umanità e profondità a una vicenda segnata dall’assenza del marito e padre, uno degli operai deportati. Attraverso il racconto delle donne rimaste, il film porta alla luce una prospettiva spesso poco esplorata: quella di chi ha dovuto continuare a vivere, attendere e resistere. “
Le Restanti” sono proprio le donne che sono rimaste.
Di grande impatto anche le musiche originali, capaci di accompagnare egregiamente il racconto.
“
Le Restanti” è soprattutto un lavoro che parla al territorio e al suo passato. Un’opera che valorizza la storia locale e la restituisce alle nuove generazioni attraverso linguaggi contemporanei, dimostrando come la memoria possa ancora interrogare il presente.
Particolarmente significativa la didascalia finale: "
In memoria dei 133 operai di Prato che, all’alba del marzo 1944, scelsero la dignità dello sciopero al silenzio della dittatura. Deportati nei lager nazisti, solo 18 tornarono a vedere la propria terra". Poche righe che racchiudono il senso profondo del film e lasciano nello spettatore una riflessione destinata a durare oltre i titoli di coda.
Un lavoro che è un omaggio alla memoria collettiva della città e alle donne che hanno custodito il ricordo di chi non è tornato. Un’opera sperimentale e audace ma sincera, che trova nella forza della testimonianza il suo punto più alto.
24/06/2026, 12:56
Marta Bello