ROY MENARINI - "Proviamo a capire il cinema del XXI secolo"
Che cos’è un ‘film nel XXI secolo’? Come possiamo riconoscere l’identità del cinema dopo il 2000? Quanto è cambiata l’immagine del grande schermo nel nuovo millennio? A queste e altre domande prova a dare una risposta
Roy Menarini, docente di area cinema e media all’Università di Bologna e critico cinematografico, nel suo libro "
Il film nel XXI secolo" pubblicato da Cue Press.
Un progetto ambizioso e stimolante (per chi lo ha scritto, e per chi lo legge) che prova a fare ordine nel primo quarto di secolo appena concluso e "inquadrare" il cinema contemporaneo con nuovi schemi e nuove categorie.
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Questo libro - ci spiega l'autore -
non è nato alla fine del quarto di secolo ma via via, nel corso degli anni. Mi sono reso conto che, nel tempo, certe idee o intuizioni che si trovano nel volume erano state da me testate su riviste, in convegni, a volte in dibattiti in aula con gli studenti... è un'analisi del contemporaneo andata avanti giorno dopo giorno, il bilancio di qualcosa di molto recente".
Ma ha sempre avuto questa struttura, con una divisione in venti categorie?
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No, il volume aveva un'altra forma, più tradizionale, era una mappa tra generi e autori. Invece il testo ha preso un'altra direzione, ho sostanzialmente ricominciato da capo creando categorie più libere su cui si basa ora, prendendomi anche il rischio di certe scelte. Ho rivisto molto, anche perché molti film di inizio secolo erano molto lungimiranti e non me ne ero accorto, sul momento. Alcuni li ho visti per la prima volta, perché non erano abbastanza quotati ma si sono rivelati interessanti in questa veste... o perché inediti".
In copertina c'è Emma Stone in "Povere creature": è davvero il più rappresentativo?
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Non è uno dei miei film preferiti, ma tutto il libro, sia chiaro, non è sui film più belli o su quelli che piacciono a me: mi occupo di quelli per me più rilevanti. "Povere creature" ritengo abbia dei limiti, ma allo stesso tempo per spiegare tanti concetti è meglio di altri. Anche ragionando con il grafico della casa editrice ci sembrava la foto perfetta: ci sono delle immagini che escono dal suo petto, ad esempio. E il film è interessante anche come costruzione produttiva, è in costume ma fantastico... ci sono tanti echi, tante rime in questa immagine".
Nel libro dice che "Ratatouille" è la perfetta metafora del cinema contemporaneo.
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Sì, questa è un'idea che mi porto dietro da molti anni. E' pensato per un pubblico di più generazioni, ci sono tanti aspetti rilevanti... il gusto è l'ossessione dei nostri tempi, la sensorialità, e poi c'è anche un critico tra i protagonisti (pur se culinario), c'è un talento nascosto nel cappello/testa di qualcun'altro...".
Cos'è un film del 21 secolo e come lo si riconosce? Non basta essere stato realizzato in questi anni...
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Esatto, per assurdo si può dire che ci sono anche film degli anni Novanta che potrebbero essere considerati del XXI secolo! Per rispondere: devono avere anche una consapevolezza e un pensiero sul presente, essere in grado di riflettere (sia nel senso di pensare sia in quello di specchio riflettente), si devono impregnare del XXI secolo anche non consapevolmente".
Tornando alla struttura: i film sono divisi in venti categorie, dal post(u)moderno al canone.
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L'idea era, una volta rinunciato all'impostazione classica, di offrire diversi appigli al lettore (e poi mi piacciono i numeri tondi, venti è un numero rilevante!). Sono convinto che funzionino, ma sono altrettanto convinto di aver dovuto enfatizzare certi aspetti: alcuni titoli sono ovviamente a cavallo in più "scatole", e il lettore stesso può agire su questa divisione. Diciamo che si tratta di una prima proposta su cui ragionare".
L'ordine è sempre stato questo?
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Sì, sempre questo. Amo molto il gioco "Il Bersaglio" della Settimana Enigmistica, in cui si procede cancellando parole che si somigliano, si passa da una categoria all'altra per assonanza... Qui si parte dal post-moderno che diventa post(u)moderno. E al centro ci sono due temi che volevano bilanciare, l'Europa e gli USA.
Il libro, lo dico subito, è focalizzato sul cinema occidentale, soprattutto: parlo al pubblico italiano, dovevano essere titoli a cui riferirsi facilmente".
Servivano più pagine? E in questi mesi dalla pubblicazione qualche titolo di nuovi film ha cambiato il ragionamento?
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La casa editrice mi ha lasciato molto libero. A posteriori diverse persone mi hanno detto che è un testo molto denso, ogni riga è pienissima, forse avrei potuto dare più respiro ai singoli titoli citati, ma non avrei mai messo più categorie o più film.
Nuove potenziali categorie non ne sono emerse in questi mesi, anzi direi che quel che ho visto sta confermando le mie riflessioni: film di nicchia come "Resurrection" di Bi Gan, e film di massa come "Odissea", dimostrano l'intercambiabilità dell'immaginario".
In questo 2026 stanno uscendo molti suoi libri...
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Queste sono situazioni che si vengono a creare per molti motivi, a volte si lavora anni a progetti vari e poi escono insieme per cause indipendenti... tra i tanti, ci tengo a sottolinare il titolo dedicato a Lynch, pubblicato da Mimesis (Fuoco cammina con noi): è un tentativo particolare, non è solo l'ennesima monografia su Lynch, anche perché c'è poco da dire di nuovo... Ho cercato di capire come usarlo per insegnare l'estetica cinematografica, credo sia la cosa migliore da fare".
21/07/2026, 10:00
Carlo Griseri