SETTIMANA DELLA CRITICA 41 - "Rider": un
musical rap tra le strade di Milano
Lui incontra lei, lei incontra lui: l'amore - o quantomeno una prima scintilla - è evidente per entrambi, ma le loro origini sociali e le urgenze della vita rischiano di rovinare tutto, rendendo impossibile un legame che sembra voluto dalle "stelle". Una trama qualunque, alla base di mille e più racconti, che contiene gli ingredienti essenziali per appassionare il pubblico ma che rischia (senza le giuste idee) di confondersi tra le molte simili.
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Rider", esordio alla regia di
Davide "Dade" Pavanello (ex leader della band Linea 77, poi premiatissimo autore di colonne sonore) al fianco del più esperto
Roan Johnson, ha il coraggio di provare a essere "diverso", puntando sul connubio tra cinema e musica e su una freschezza rara nel cinema italiano.
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Un film che si ascolta e un disco che si vede": così i suoi autori definiscono il progetto (scelto come chiusura della
Settimana Internazionale della Critica di Venezia 83 e poi in sala con I Wonder dall'8 ottobre). Cosa significa questa frase enigmatica, nel concreto? "Rider" è
a tutti gli effetti un musical, basato su ritmiche rap che permettono agli attori e alle attrici di alternare dialoghi tradizionali, momenti cantati e altri (più rari e un po' nascosti) in cui quasi declamano i loro discorsi, una sorta di
poetry slam che arricchisce il tutto.
I brani sono coinvolgenti, ben scritti e ben cantati (del resto, il cast è quasi interamente composto da persone che fanno quello, come mestiere principale: da Levante a Ensi a Rosa Chemical e Johnny Marsiglia), il
flow è uno degli aspetti migliori di "Rider" e si sposa molto bene con la
fluidità delle riprese, che in meno di novanta minuti seguono i personaggi in una sorta di "tutto in due notti" tra una notte di Capodanno e le ore successive, in cui potrebbe succedere ogni cosa (e infatti accade, anche se non sempre quello che si vorrebbe).
Girato quasi interamente a Torino, con alcune esterne milanesi per rendere credibile il racconto, "Rider" prova una strada nuova che - seppur non convincente nello stesso modo in tutti i suoi aspetti - merita di trovare un pubblico e di farsi apprezzare.
Lorenzo Aloi è Sami, il rider che si trova per caso a una festa della Milano bene (organizzata da Mattia Mor, che è anche uno dei produttori del film e dimostra autoironia nel dare volto e voce al personaggio più odioso di tutti...), mentre la ragazza in cui letteralmente si imbatte poco dopo la mezzanotte, Nia, è interpretata da
Kaze.
Il pubblico cinetelevisivo ha imparato a conoscerla nella serie "Call my Agent - Italia", ma è stata finora soprattutto cantante (si poteva sfruttare di più la sua voce, in "Rider") e dimostra in questa interpretazione un talento indiscutibile: la verità e il trasporto naturale con cui vive le emozioni della sua Nia sono l'aspetto che più convince e rimane a visione ultimata (oltre ai
beat di alcuni brani:
Tout est noir, tout est noir...).
11/09/2026, 13:30
Carlo Griseri