NINO - UN FILM SU NINO ROTA - Ritratto in
punta di pennello del grande compositore
Il cinema rende omaggio a uno dei più grandi e noti compositori di colonne sonore, con il documentario “
Nino - Un film su Nino Rota”, presentato nella sezione non competitiva Venezia Open alla Mostra del Cinema di Venezia 83. Un’opera che ripercorre meticolosamente e in punta di pennello la vita di un artista geniale quanto misterioso, un enfant prodige che a soli nove anni ha composto e diretto l’oratorio L'infanzia di San Giovanni Battista, un bambino dalle doti innate o il “Mozart del XX secolo”, come era stato definito, che sapeva suonare e comporre ancor prima di aver studiato musica.
Il film ne segue passo passo la crescita, dall’infanzia - sulla quale è forte impronta artistica lasciata sia dalla mamma, la pianista Ernesta Rinaldi, che dal nonno, il pianista e compositore Giovanni Rinaldi - fino alla giovinezza e poi all’età adulta. Nato e cresciuto A Milano e poi traferitosi a Roma, Nino Rota ha una formazione completa sia da un punto di vista musicale, frequentando le lezioni private di grandi maestri, Alfredo Casella prima e Rosario Scalera poi, e accedendo ai più noti conservatori e istituti musicali internazionali, diventando Compositore e riuscendo anche a laurearsi in Lettere. Il crescendo di contatti, amicizie, viaggi negli USA, lo porta a conoscere Arturo Toscanini e grandi compositori, oltre ad a iniziare a frequentare il mondo del cinema, complice la forte amicizia che si instaura con la sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico e la sua famiglia, come ben racconta nel film Caterina d’Amico.
C’è proprio tutta la vita di Nino Rota, nel film di Walter Fasano, montatore dal grande talento, che restituisce un diario preciso sulla vita del musicista e compositore, premiato agli Oscar, ai David di Donatello, ai Nastri d’Argento, ai Bafta e ai Golden Globe. E ad essere descritta è anche la vita del musicista lontano dalle grandi città, il suo desiderio di evadere da un ambiente che percepisce come opprimente, il concorso per diventare insegnante di musica vinto, che lo porta al Conservatorio di Bari e della sua residenza nella vicina Torre a Mare, località marittima semplice e autentica, che sembra adattarsi perfettamente al suo carattere solitario. Inizialmente ospite dei Giannelli, famiglia di pescatori di Torre a Mare, Nino Rota vi rimarrà più di dieci anni, stringendo un’amicizia spirituale fortissima con la giovane Prudenzina Giannelli, che diventerà sua confidente e una sorta di personale consulente musicale. Il film si snoda tra le testimonianze illustri di altri artisti che lo hanno conosciuto, ammirato o dal quale hanno tratto ispirazione, tra cui Park Chan-wook, Alexandre Desplat, Joe Lovano, Vince Mendoza e la citata Caterina D’amico. Della sterminata attività di compositore di Nino Rota, che comprende musica sinfonica, operistica, da camera e tanto altro, il film si sofferma soprattutto sulla ricca produzione di colonne sonore, dalla primissima realizzata per “Treno popolare”, film del 1933 che anticipa il Neorealismo di Raffaello Matarazzo, passando per i grandi sodalizi con Federico Fellini, Luchino Visconti e con Franco Zeffirelli, fino ai successi internazionali con i film di Franci Ford Coppola, Il Padrino, parte I e II, quest’ultimo premiato con la statuetta dell’Academy.
Il susseguirsi delle vicende raccontate restituisce allo spettatore un ritratto a tutto tondo dell’uomo e artista Nino Rota, fino a farne comprendere il suo carattere solitario, geniale, generoso ma a tratti egoista, in particolare nel suo non volere – o non riuscire – a riconoscere la figlia naturale avuta con un’artista inglese, che alla fine del film lascia la sua (sorprendentemente affettuosa), testimonianza. Il film, dalle geometrie perfette, nasce dalla mano attenta, precisa e senza sbavature di Walter Fasano, che nel montaggio cinematografico è un vero maestro, come dimostrano i tanti premi vinti. Dopo aver firmato con Luca Guadagnino, nel 2013, la regia del documentario Bertolucci on Bertolucci, Fasano sceglie Nino Rota per raccontare, in modo esemplare, un pezzo importante della storia del cinema italiano e data la sua perfezione geometrica, non si può che apprezzarne il valore. Il film risente però di una linearità narrativa fin troppo monocorde. Il prossimo film ci si aspetta da Fasano un diverso “brio”, per restare in tema musicale, una regia che rischi un po’ di più, un andamento che crei emozioni, più che nozioni.
08/10/2026, 18:40
Elisabetta Vagaggini