FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO DI VILLERUPT
49 - Dal 23 ottobre all'8 novembre
La 49ª edizione del
Festival di Villerupt, uno degli appuntamenti più longevi e prestigiosi dedicati al cinema nazionale all'estero, si apre il 23 ottobre e sceglie insieme un volto e un tema: il volto è quello di Monica Vitti, il tema è la figura del padre nel cinema italiano. Li tiene uniti il poster sfolgorante firmato dall’artista Caroline Labadie, in arte Sentenza. Da una parte una bicicletta contro una staccionata, il padre abbattuto di Ladri di biciclette; dall’altra una marionetta, il padre che “ripara” la figlia in Il tempo che ci vuole. In mezzo, Monica Vitti: la donna che sta tra due idee di paternità, l’autorità di ieri e la fragilità di oggi. È la sua interpretazione ne Il deserto rosso a fare da cerniera.
Intorno a quest’asse si dispongono 60 film in cinque Sezioni principali, a illuminare una città di frontiera che porta il cinema italiano in Lorena fin dal 1976, quando un gruppetto di giovani cinefili, in una Villerupt segnata dall’immigrazione italiana, organizzò la prima settimana di film in lingua originale.
IN CONCORSO
Dodici film, tre dei quali opere prime: Tienimi presente di Alberto Palmiero, Cattiva strada di Davide Angiuli e Le bambine di Valentina e Nicole Bertani. In prima internazionale Antartica – quasi una fiaba, Cattiva strada e È un mondo difficile; in anteprima Criature, La gioia e Brunello.
Antartica – quasi una fiaba, Lucia Calamaro
Criature, Cécile Allegra
Gli occhi degli altri, Andrea De Sica
La gioia, Nicolangelo Gelormini
Tienimi presente, Alberto Palmiero
Cattiva strada, Davide Angiuli
Armony, Dario Albertini
Brunello, il visionario garbato, Giuseppe Tornatore
È un mondo difficile, Federico Mottica
Il fuoco che ti porti dentro, Edoardo De
Le bambine, Valentina Bertani e Nicole Bertani
Idda, Irene Dionisio
FUORI CONCORSO
Dieci film, due dei quali sulla memoria e sullo spostamento: Il treno dei bambini racconta i bambini del Sud accolti nel 1946 da famiglie del Nord; Temps nouveaux è un’opera-documentario girata a Villerupt, sui minatori italiani degli anni Sessanta e sui loro discendenti: la storia da cui nasce il festival. Gli altri titoli attraversano generi e toni: la commedia di Pif su fede e pasticceria (Che Dio perdona a tutti), il gioco della verità in tv di Fuori la verità, la favola contemporanea di Gianni Amelio (Nessun dolore), il melodramma di Muccino (Le cose non dette), le emozioni che trasformano il corpo di una giovane attrice in Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, l’omaggio al cinema di serie B di Il grande Boccia, il padre colpito da Alzheimer precoce di Per te e, in prima internazionale, Il profilo dell’altra di Francesco Bruni.
Il treno dei bambini, Cristina Comencini
Temps nouveaux, François Caillat
Che Dio perdona a tutti, Pif (Pierfrancesco Diliberto)
Fuori la verità, Davide Minnella
Il profilo dell’altra, Francesco Bruni
Nessun dolore, Gianni Amelio
Le cose non dette, Gabriele Muccino
Giorni felici, Susanna Nicchiarelli
Il grande Boccia, Karen Di Porto
Per te, Alessandro Aronadio
PANORAMA
Uno sguardo molto articolato sul cinema italiano recente, che include il successo popolare di Buen camino (oltre 8 milioni di spettatori in Italia); gli autori — Virzì, Di Costanzo, Di Stefano, Salvatores, Milani —; il fantastico di Strippoli; l’esordio di Greta Scarano, premiata con l’Amilcar della Giuria 2025; il documentario Il Paese; il ritratto musicale di Rosa Balistreri in L’amore che ho; la storia incrociata di due donne in Amata; Tre ciotole, dal romanzo omonimo di Michela Murgia; e, sabato 31 ottobre alle 22.30 a L’Arche Cinéma, il classico Profondo rosso di Dario Argento.
Buen camino, Gennaro Nunziante
Cinque secondi, Paolo Virzì
Elisa, Leonardo Di Costanzo
Il maestro, Andrea Di Stefano
Il Paese, Shelley Tepperman — documentario
La valle dei sorrisi, Paolo Strippoli
La vita da grandi, Greta Scarano
La vita va così, Riccardo Milani
Napoli - New York, Gabriele Salvatores
Tre ciotole, Isabel Coixet
L’amore che ho, Paolo Licata
Amata, Elisa Amoruso
Profondo rosso (1975), Dario Argento
RETROSPETTIVA «MIO PADRE, QUESTO EROE…(?)»
Il percorso tematico «Mio padre, questo eroe…(?)» attraversa un secolo di mutamenti sociali in quindici film, dal 1948 al 2024: dal padre come pilastro di autorità e dignità nell’Italia del dopoguerra, evocato dalla ferita morale di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, alla crisi del modello patriarcale e alla contestazione generazionale degli anni Settanta di Padre padrone dei fratelli Taviani; dalla dimensione affettiva, sacrificale e memoriale di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore e La vita è bella di Roberto Benigni, fino alla vulnerabilità introspettiva dei padri contemporanei raccontata da Francesca Comencini in Il tempo che ci vuole.
Ladri di biciclette (1948), Vittorio De Sica
Il giovedì (1964), Dino Risi
Brutti, sporchi e cattivi (1976), Ettore Scola
Padre padrone (1977), Paolo e Vittorio Taviani
Nuovo Cinema Paradiso (1988), Giuseppe Tornatore
Stanno tutti bene (1990), Giuseppe Tornatore
La vita è bella (1997), Roberto Benigni
La stanza del figlio (2001), Nanni Moretti
Le chiavi di casa (2004), Gianni Amelio
La nostra vita (2010), Daniele Luchetti
È stato il figlio (2012), Daniele Ciprì
Odio l’estate (2020), Massimo Venier
Nata per te (2023), Fabio Mollo
Il tempo che ci vuole (2024), Francesca Comencini
Una figlia (2024), Ivano De Matteo
OMAGGIO A MONICA VITTI
Sei titoli: tre dei quali rientrano nella «tetralogia dell’incomunicabilità» di Antonioni, oltre alla commedia a episodi in cui Risi le affida dodici personaggi e all’esplosivo “dramma” sentimentale di Scola. Infine il documentario Dolce Vitti, ritratto che dà voce e testimonianza a chi l’ha diretta e conosciuta: Ettore Scola, Michelangelo Antonioni, Luigi Comencini, Claudia Cardinale, Dino Risi, Mario Monicelli, Irene Bignardi.
L’avventura (1960), Michelangelo Antonioni
L’eclisse (1962), Michelangelo Antonioni
Il deserto rosso (1964), Michelangelo Antonioni
Dramma della gelosia (1970), Ettore Scola
Noi donne siamo fatte così (1971), Dino Risi
Dolce Vitti (2014), Emmanuel Barnault - documentario con Ettore Scola, Irene Bignardi, Claudia Cardinale
PORTRAIT. Ritratto d’Autore a Edoardo De Angelis
Edoardo De Angelis è presente al Festival con tre film (in Concorso il più recente, Il fuoco che ti porti dentro, acclamato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia). Il pubblico potrà avvicinarsi a una selezione significativa della pluripremiata filmografia del regista, sceneggiatore, scrittore e produttore nato a Napoli, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia: in programma Perez (2014) e Comandante (2023). La Città di Villerupt gli conferisce inoltre l’Amilcar alla carriera, riconoscimento che ogni anno premia un cineasta italiano per l’insieme dell’opera.
GIURIE E PREMI
La Giuria 2026, patrocinata dal Conseil Départemental de Meurthe-et-Moselle, assegna l’Amilcar della Giuria a un film scelto tra opere prime e seconde ed è presieduta dall’attore, regista teatrale e cineasta Massimo Riggi. Accanto a questa operano una Giuria della Critica, patrocinata dal Syndicat Français de la Critique de Cinéma e dall’Association Luxembourgeoise de la Presse Cinématographique; una Giuria Professionale di esercenti e distributori francesi, che premierà un film inedito; e una Giuria Giovani, formata da liceali delle classi a opzione cinema, che sceglierà tra opere prime e seconde.
L’Amilcar del Pubblico, è affidato al voto degli spettatori, chiamati a esprimersi su tutti i film recenti non distribuiti in Francia, compresi i dodici in concorso. I premi saranno consegnati venerdì 6 novembre alle 19.30 all’Arche, nella cerimonia degli Amilcar: il trofeo del Festival è ispirato a un’opera originale dello scultore italo-lorenese Amilcar Zannoni.
OSPITI E INCONTRI
Molti film saranno presentati in sala da registi e ospiti: attesi tra gli altri Edoardo De Angelis, Francesco Bruni, Cristina Comencini, Irene Dionisio, Karen Di Porto, Francois Caillat, Cecile Allegra, Dario Albertini.
15/10/2026, 11:41